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Tina Merlin (Foto: sindacatogiornalistiveneto.it)
Anniversario 19 Ago 2026

Buon compleanno Tina Merlin! Il 19 agosto di cent'anni fa nasceva la giornalista bellunese

Il ricordo del Sindacato giornalisti Veneto in occasione dell'anniversario. Alla cronista, che ci ha lasciato nel dicembre 1991, la Fnsi ha dedicato il Premio 'Dov'è Tina Merlin oggi?' rivolto a colleghi e colleghe chiamati a raccoglierne il testimone.

Il 19 agosto del 1926 era un giovedì. Nella casa della famiglia Merlin, quel giorno nasceva Clementina detta Tina. Chissà se in quell'estate a Trichiana, nel bellunese, si registrò il caldo anomalo di questo 2026 che non ha risparmiato nemmeno la montagna. Chissà se papà Cesare muratore  e mamma Rosa contadina avrebbero mai potuto immaginare che quella bambina, ultimogenita di sei, sarebbe diventata una delle croniste più coraggiose del Novecento italiano. Domestica bambina a Milano prima. Giovanissima partigiana poi, giornalista e scrittrice militante dopo. Sempre resistente. Sempre antifascista. Sempre dalla parte della Costituzione e della verità. Fino al 22 dicembre 1991.

Buon compleanno Tina!
Cent’anni sono tanti. Ma non abbastanza. Il tempo non ha eroso i quesiti che hai lasciato in eredità e che continuano a interrogarci: come cittadine, come cittadini, come donne, come uomini impegnati nell’informazione, nell’amministrazione, nella politica. Forse ti sorprenderesti nel vedere quanto la società sia cambiata - e non sempre in meglio - e quanto sia rimasta uguale.
Ti incuriosirebbero gli smartphone, i social network, l'intelligenza artificiale, la velocità con cui oggi una notizia attraversa il pianeta senza più bisogno della carta stampata, della tv, della radio. Avresti un po' di amarezza nel constatare la parabola discendente del tuo quotidiano, l'Unità, dalle cui pagine hai mosso i primi passi del mestiere, dalle cui pagine hai denunciato per prima - e del tutto inascoltata, anzi persino calunniata - i pericoli della diga sul Vajont.
Ti sentiresti spaesata di fronte alla violenza e all'odio, verbale e non solo, che hanno invaso il vivere quotidiano. Saresti sopraffatta nell'assistere al ritorno della guerra, anzi delle guerre, tu pacifista convinta contro qualsiasi tipo di contesa bellica, tu che su di te avevi portato e sopportato il peso e l'annientamento delle armi. Reagiresti con fastidio nel constatare che le aperture dei media mainstream sono monopolizzate dalla polemica partitica, dal gossip, dallo spettacolo, dallo sport: dove sono i diritti sociali, i diritti civili, i diritti umani? Perché non si parla della crisi che morde, delle retribuzioni ferme a trent'anni fa, dei cambiamenti climatici che stanno mettendo in ginocchio insieme all'ecosistema anche l'economia, l'umanità intera.
Passato il primo attimo di disorientamento ci chiederesti delle persone: «Portatemi da loro».
È sempre stato questo il tuo modo di fare giornalismo. Non le idee, ma i fatti. Non le statistiche, ma i volti. Non i comunicati, ma le esistenze.
Oggi ti porteremmo ancora tra chi lavora e resta povero, tra i giovani laureati costretti a lasciare il proprio Paese o la propria montagna per costruirsi un futuro, negli ospedali dove la salute rischia di essere un privilegio, nelle scuole chiamate ogni giorno a ridurre diseguaglianze sempre più profonde, nei territori fragili dove l'ambiente è violentato e sventrato da scelte miopi e guidate quasi sempre dal profitto.
Ti racconteremmo delle donne che ancora lottano per una piena uguaglianza o che vengono uccise dai loro partner - ti spiegheremmo il termine 'femminicidio' - dei migranti ridotti troppo spesso a numeri e strumentalizzati da ideologie sovraniste e suprematiste, di coloro che subiscono il peso crescente e opprimente delle multinazionali del cibo, del petrolio, dell'energia, di quanti inconsapevoli subiscono sulla propria pelle il primato dell'economia, anzi della finanziarizzazione sull'azione politica volta al bene comune, delle redazioni sempre più piccole con ritmi di lavoro forsennati e dell'esercito di giornaliste e giornalisti precari e sottopagati…
E sappiamo già quale sarebbe la tua prima domanda.

«Chi paga il prezzo di tutto questo?»
Era la domanda del Vajont. È ancora la domanda del nostro tempo.
Per questo il tuo centenario non può essere soltanto una ricorrenza. Ricordarti oggi significa rimettere al lavoro il tuo metodo: andare, vedere, ascoltare, verificare. Cercare le responsabilità prima ancora delle colpe. Dare voce a chi non ne ha. Raccontare ciò che non fa rumore prima che diventi tragedia.
Tra i regali che ricevi in questo compleanno speciale ce n’è uno che speriamo abbia un significato particolare anche per te: il Premio nazionale sul giornalismo d'inchiesta territoriale 'Dov'è Tina Merlin oggi?', promosso dalla Federazione nazionale della stampa italiana, il cui termine ultimo per partecipare è il prossimo 10 settembre.
È un invito ai cronisti e alle croniste a raccogliere il testimone del tuo giornalismo: quello che sceglie le persone, i territori, i diritti, il lavoro, l’ambiente, la cura del vero e la libertà dell'informazione. Forse sorrideresti con quel tuo carattere schivo, poco incline alle celebrazioni e avverso al protagonismo.
Probabilmente diresti che i premi passano, mentre le inchieste restano.
Avresti ragione. (Da: sindacatogiornalistiveneto.it)

@fnsisocial

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