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La storica sede della Gazzetta del Mezzogiorno a Bari
Vertenze 29 Set 2021

Gazzetta del Mezzogiorno, il Cdr: «Due mesi lontano dalle edicole, ora basta»

I lavoratori del quotidiano di Puglia e Basilicata pronti ad avviare «ogni azione per tutelare tutti i loro diritti». Nei prossimi giorni il Tribunale di Bari tornerà ad affrontare la vicenda. «Speriamo lo faccia presto e bene», la posizione dei giornalisti.

«Sono ormai due mesi che, nel silenzio spesso colpevole delle istituzioni e al cospetto di evidenti manovre sleali, i giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno sono costretti alla inattività e alla cassa integrazione a zero ore insieme ai colleghi poligrafici: 134 lavoratori e le loro famiglie che vivono, da tre anni, una tormentata e sofferta gestione aziendale affidata ai Tribunali e i cui esiti appaiono lontani e ignoti». Lo afferma, in una nota, il Comitato di redazione del quotidiano che ha sospeso le pubblicazioni a fine luglio.

«Giornalisti e poligrafici – incalzano i rappresentanti sindacali – hanno lavorato per tre lunghi anni in condizioni economiche precarie, anche senza prendere lo stipendio, senza una guida editoriale ferma e lungimirante, ma hanno comunque fatto il loro lavoro per garantire a tutti i cittadini pugliesi e lucani di continuare ad essere informati su ciò che accade nei loro territori e nel Paese. La procedura per l'assegnazione definitiva della testata sembrava essere la soluzione a tutti i mali, stante anche l'interesse economico mostrato da vari gruppi imprenditoriali, ma ancora una volta i tempi delle procedure e della giustizia si stanno rivelando incompatibili con quelli delle attività economiche e del diritto di informare e di essere informati, beni pur tutelati dalla Costituzione».

Per il Cdr, «l'improvvida scelta – comunicata ai lavoratori con appena 48 ore di preavviso – compiuta dalla società aggiudicataria del relativo bando provvisorio, la Ledi srl del gruppo Ladisa ristorazione, di interrompere le pubblicazioni il 31 luglio scorso, malgrado i 3 mesi di proroga accordati dal Tribunale di Bari, ha interrotto l'attività di un organo di informazione che per oltre 134 anni ha tutelato e garantito i valori costituzionali in due grandi regioni del Sud. Lo abbiamo scritto nei giorni scorsi – incalzano i giornalisti – al presidente Mattarella e al presidente Draghi: la Gazzetta del Mezzogiorno è andata in edicola anche quando il Paese era afflitto dalle Guerre mondiali e da due mesi invece è costretta a rinviare il suo quotidiano appuntamento con i lettori a causa delle tattiche spregiudicate di imprenditori il cui unico scopo appare, dopo aver gettato in strada i lavoratori, quello di dilazionarne i tempi di ritorno in edicola, con azioni civili e penali, per favorire progetti editoriali concorrenti».

La sospensione delle pubblicazioni, prosegue il Comitato di redazione, «ha creato una voragine nella continuità di questa gloriosa storia dell'informazione nel Sud d'Italia. Una voragine a cui le istituzioni regionali e locali, al netto dei comunicati di circostanza, non hanno prestato degna attenzione, riservando in alcuni casi parole di attenzione unicamente nei confronti della compagine imprenditoriale che ha interrotto le pubblicazioni del giornale, e abbandonando invece al loro destino tutti i lavoratori».

Nei prossimi giorni il Tribunale di Bari affronterà nuovamente la vicenda della Gazzetta. «Speriamo – la posizione del Cdr – lo faccia presto e bene, senza comprimere i diritti di difesa di alcuno, ma anche senza lasciare spazio ad azioni dilatorie compiute dalla Ledi, ormai è palese a tutti, che nel frattempo si sta attrezzando per avviare una nuova impresa editoriale, effettuando casting su casting anche tra gli stessi giornalisti e poligrafici mollati per strada, e prosegue azioni giudiziarie che, basta leggerle, non hanno come fine, che pure sarebbe legittimo, quello di tornare a editare la Gazzetta del Mezzogiorno ma unicamente di impedire che il giornale abbia un altro editore».

I giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno, concludono i rappresentanti sindacali, «non assisteranno inermi alla battaglia che si sta svolgendo sulle loro teste e contro le loro famiglie e avvieranno ogni azione per tutelare tutti i loro diritti, sinora così gravemente compressi grazie alla indifferenza e alla complicità delle istituzioni locali».

@fnsisocial

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