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Un momento della Consulta nazionale dei Cdr Rai
Cdr 26 Feb 2025

Rai, Cdr e Usigrai: «Stallo aziendale insostenibile, pronti alla mobilitazione»

L'azienda è «ostaggio dei veti incrociati dei partiti», una situazione che «fa male ai dipendenti e ai cittadini», rimarcano i rappresentanti dei giornalisti del servizio pubblico.

«La situazione di stallo in cui si trova la Rai, ostaggio dei veti incrociati dei partiti, fa male all'azienda, ai dipendenti e ai cittadini». È quanto si legge in un documento approvato all'unanimità, mercoledì 26 febbraio 2025, al termine dei lavori della Consulta Nazionale dei Cdr Rai, svoltasi nella sede della Fnsi.

«All'azienda - spiega il documento - perché ci sono tre direzioni di testata ad interim, una, il Tg3, da ben 5 mesi. Non c'è un presidente, mentre i competitor innovano, investono e sperimentano, la Rai resta al palo, con un piano industriale solo sulla carta e un piano delle news che ancora non vede la luce. Fa male ai dipendenti perché a fronte di decine di uscite per gli esodi incentivati, il vertice aziendale non spiega se e come verranno sostituiti. Esodi che si aggiungono a un taglio occulto di personale giornalistico che sta avvenendo da tempo».

Proseguono i rappresentanti sindacali: «L'ultima ricognizione sugli organici di Tg1, Tg2, Tgr3, Giornale Radio, Rainews, Rai Sport e Rai Parlamento, con numeri certificati da direttori e azienda, segnava, due anni fa, oltre 100 uscite non sostituite, numeri che sono ulteriormente aumentati negli ultimi mesi e che si aggiungono alle carenze di organico della Tgr. Molte redazioni per i vuoti non riusciranno a chiudere il piano ferie. Non è più rimandabile una selezione pubblica, insieme alla stabilizzazione dei precari della Fase2 e un immediato stop, nelle reti, delle chiamate dirette ai collaboratori esterni che, invece, continuano ad aumentare. Nonostante i vuoti di organico, però, nessuno di noi è disposto a tagliare pezzi di informazione».

E lo stallo, incalzano Cdr e Usigrai, «fa male ai cittadini perché il servizio pubblico resta ostaggio dei voleri dei partiti, quando l'European Media Freedom Act, che sarà legge ad agosto, impone autonomia di nomine e risorse dal governo di turno».

I Cdr del Tg1, Tg2, Tg3, Giornale Radio, Rainews24, Rai Parlamento, Day Time e Approfondimento, Ufficio stampa, i fiduciari di Raisport Milano e Tg3 Milano con il Coordinamento Cdr della Tgr esprimono dunque «profonda preoccupazione per una paralisi aziendale ormai insostenibile, che si traduce anche nel taglio degli strumenti di lavoro, come le troupe e i giornali per la rassegna stampa, e sono pronti, insieme all'Usigrai, ad avviare un percorso di mobilitazione fino allo sciopero».

@fnsisocial

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