La bozza di decreto varata dal Consiglio dei ministri venerdì 4 aprile 2025 introduce alcune novità rispetto al disegno di legge all'esame del Senato. Maggioranza e governo sembrano aver recepito di fatto i punti sui quali il Quirinale aveva fatto dei rilievi.
Fra le altre modifiche, le pubbliche amministrazioni, i gestori di servizi di pubblica utilità, le università, le società controllate e partecipate e gli enti di ricerca non sono più obbligati a collaborare con i Servizi di sicurezza e a stipulare convenzioni che obbligano a cedere informazioni e dati anche in deroga alle normative in materia di privacy.
Rispondendo alle domande dei cronisti in conferenza stampa, terminata la riunione del Consiglio dei ministri, Matteo Piantedosi ha confermato che la norma «aveva indotto a un fraintendimento, secondo noi, e l'abbiamo espunta».
Sul punto era intervenuto, fra gli altri, l'eurodeputato Pd Sandro Ruotolo che, all'indomani dell'approvazione della norma in Commissione a palazzo Madama, aveva denunciato «un attacco senza precedenti alla libertà d'informazione. Se passasse così com'è - scriveva il 20 marzo - ci sarebbe la fine del segreto professionale: in poche parole la morte del giornalismo». (mf)